Traffico di armi dal porto di Ravenna

Casa della Pace invia una lettera aperta al Presidente della Regione Emilia Romagna in attesa che il consiglio di stato si esprima.

LETTERA APERTA

Agli organi di informazione e alla cittadinanza
OGGETTO: Traffico di armi dal porto di Ravenna

Il prossimo 8 Ottobre il Consiglio di Stato si esprimerà in merito all’appello che le Dogane hanno presentato contro la sentenza del TAR di Bologna che, a seguito di un ricorso della giornalista Linda Maggiori e dell’avvocato Andrea Maestri, le obbligava a rendere i pubblici i dati sul traffico di Armi dal porto di Ravenna (seppur in forma aggregata e senza le destinazioni).

Traffico delle armi dal porto di Ravenna che è stato ampiamente dimostrato, e che ha visto durante il genocidio su Gaza un notevole incremento: esplosivi e munizioni cresciuti da 133 a 204 tonnellate, nitrato di ammonio cresciuto da 100 a 17.460 tonnellate (confronto periodo gennaio-agosto 2023 con 2024, dati Linda Maggiori su Altraeconomia).

Nelle memorie difensive le Dogane hanno addotto come motivazione per la segretezza la necessità di evitare di rendere evidente la “strategicità del porto di Ravenna nel contesto della guerra mondiale a pezzi di cui anche l’Italia fa parte”.

Queste affermazioni sono molto gravi. L’Italia non è in guerra e non è stato deliberato alcuno stato di guerra dal Parlamento. Non possiamo permetterci che i nostri porti commerciali si trasformino in strutture di rilevanza militare in cui è sospesa la trasparenza.

La trasparenza sui dati, così come la richiesta di stop al traffico di armi verso uno Stato genocida, non sono solo le istanze di tutte le reti per la pace, il disarmo e la non violenza ma sono un vero obbligo legale che deriva dal diritto internazionale e nazionale, come la legge 185/90 sul traffico delle armi – che vieta qualsiasi Export e transito verso paesi in conflitto o che violano i diritti umani – così come gli obblighi derivanti dalla Convenzione per la prevenzione del genocidio, o come la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia sull’illegalità dell’occupazione della Cisgiordania con il conseguente divieto di commercio con le Colonie illegali.

E’ una questione che non riguarda solo Ravenna ma investe tutti noi come cittadini dell’Emilia Romagna, a maggior ragione se la società che gestisce il Terminal Container è una società a maggioranza pubblica di cui è socia anche la Regione.

Per questo Casa della pace ha aderito alla manifestazione che si è tenuta a Ravenna lo scorso giovedì 8 ottobre, unendosi nel chiedere che il Consiglio di Stato riconosca il diritto alla trasparenza sul traffico delle armi e che gli enti locali, in particolare la Regione Emilia Romagna, pretendano non solo i dati aggregati, ma anche la trasparenza sulle destinazioni; e soprattutto che pretendano lo stop al commercio, di armi e non solo, verso uno Stato responsabile del genocidio del popolo palestinese.

Cordiali saluti

Casa della pace Ets
Rete Basta Complicità! – Petizione popolare
Rete Emilia Romagna Pace e Nonviolenza
AssopacePalestina

Pubblicato: 08 Ottobre 2026