Un fatto unico in Italia: l’occupazione del manicomio di Colorno, in provincia di Parma, dal 2 febbraio al 9 marzo 1969, rappresenta uno degli episodi più straordinari e radicali della stagione del Sessantotto e della storia della riforma psichiatrica italiana. Non una protesta simbolica ma un’azione concreta che mette in discussione l’esistenza stessa dell’istituzione manicomiale e il modo in cui la società gestisce la malattia mentale.
I 35 giorni di occupazione sono raccontati all’APE Parma Museo (Strada Farini 32/a) nella mostra “Manicomio occupato!” promossa dalla Fondazione Mario Tommasini in occasione del ventennale della scomparsa di Mario Tommasini, con il sostegno di Fondazione Monteparma e il patrocinio del Comune di Parma e della Provincia di Parma, visitabile dal 12 marzo al 12 aprile.
L’evento inaugurale, aperto al pubblico con ingresso libero fino a esaurimento posti, si terrà giovedì 12 marzo alle ore 17. Dopo i saluti istituzionali, interverranno Marcella Saccani, Presidente della Fondazione Mario Tommasini, Pietro Pellegrini, medico specialista in psichiatra e psicoterapeuta, attualmente sub commissario sanitario dell’Azienda Usl di Parma, e Patrizia Bonardi, Presidente della cooperativa sociale Sirio.
Attraverso le fotografie di Giovanni Ferraguti e di Franco Furoncoli e i documenti d’archivio della Fondazione Mario Tommasini, l’esposizione ripercorre i momenti salienti dell’atto di protesta degli studenti della Facoltà di Medicina dell’Università di Parma e di Mario Tommasini (1928-2006) amministratore e politico parmigiano fuori dagli schemi.
L’onda del Sessantotto, che attraversò tutte le principali città italiane e dell’Emilia-Romagna con forti tensioni sociali e politiche, a Parma divenne un vero e proprio “laboratorio” di conflitto e cambiamento. Tra il 1967 e il 1969 si registrarono momenti di protesta particolarmente simbolici: l’occupazione dell’Università da parte del Movimento Studentesco, l’occupazione della Cattedrale di Parma da parte di giovani cattolici in dissenso con la Chiesa, le mobilitazioni operaie nei grandi poli industriali e, episodio senza precedenti di portata rivoluzionaria, l’occupazione dell’ospedale psichiatrico di Colorno. All’epoca, infatti, il manicomio della bassa parmense, come tutte le realtà simili, era un luogo di isolamento e segregazione, basato sulla contenzione.
La protesta, che nel 1969 vide gli studenti universitari di Parma a fianco dei degenti e della gran parte degli operatori psichiatrici del manicomio, segnò un decisivo punto di svolta. L’obiettivo era chiaro: mettere in discussione l’ideologia e la prassi medica istituzionale, negare l’istituzione asilare e affermare un modello alternativo fondato sulla persona, sulla comunità, sui diritti.
L’esperienza di Parma si inserisce nel movimento che portò nel 1978 alla riforma psichiatrica e alla Legge 180, facendo dell’Italia il primo Paese al mondo a chiudere i manicomi. La rivoluzione guidata da Franco Basaglia trovò nell’esperienza di Colorno un laboratorio anticipatore, di cui Mario Tommasini fu indubbiamente un protagonista fondamentale.
Figura centrale per Parma, Tommasini fu tra i primi amministratori italiani a mettere in discussione radicalmente le istituzioni totali. Dal 1965, come assessore provinciale con delega per l’Ospedale Psichiatrico di Colorno, promosse dimissioni, comunità terapeutiche come la Fattoria di Vigheffio e appartamenti protetti sul territorio, anticipando i principi della riforma.
La sua azione non si limitò alla psichiatria: fino alla morte si batté per la dignità di orfani, persone con disabilità, detenuti e anziani. Nel ventennale della sua scomparsa, la mostra ne restituisce, attraverso i fatti di Colorno, la visione politica e civile.
La presentazione sarà animata da letture di Paolo Rossini – attore, doppiatore e regista – tratte dal libro Mario Tommasini. Eretico per amore di Bruno Rossi.