Dal sito di CIAC onlus
Un momento di straordinaria partecipazione e profonda emozione. Sabato scorso le vie di Parma sono state teatro di un evento eccezionale: in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato e della Rifugiata, quasi mille persone hanno attraversato insieme le strade della nostra città. Tra canti, balli, musica e soprattutto condivisione, migranti di ogni provenienza, italiani e stranieri insieme, hanno dato vita a una manifestazione che va ben oltre la semplice celebrazione.
È stato un momento unico, caratterizzato da una forte valenza politica, costruita attraverso un percorso che ha portato a questo importante momento: oltre 25 incontri, laboratori e attività in cui sono state condivise idee e progetti che hanno reso la manifestazione di sabato un momento di partecipazione reale e di condivisione di principi e pratiche che ha coinvolto direttamente centinaia di persone rifugiate e migranti oltre a Ciac insieme a moltissime associazioni del territorio
Le parole alla città: il Manifesto Politico e Umano in Piazzale Picelli
Un momento chiave è avvenuto in Piazzale Picelli, un luogo simbolo di resistenza e comunità, dove si è tenuta la lettura del discorso scritto a più mani da moltissimi migranti attraverso un percorso di incontri e riflessioni di gruppo, e indirizzato all’intera città di Parma.
Il testo letto in piazza si apre con una potente verità: “Io non faccio la politica però so che la politica mi ha trovato”. È un discorso che ribalta la narrazione comune, ricordando alla città che non molto tempo fa, negli anni ’40, era proprio l’Europa a fuggire e che la Convenzione del 1951 è nata proprio da europei per europei. Il manifesto denuncia con lucidità la “seconda guerra” che inizia dopo lo sbarco: quella del limbo giuridico, del razzismo sistemico e della crudeltà dell’indifferenza istituzionale che offre sicurezza dalle bombe ma nega opportunità, bloccando le vite delle persone per mesi o anni in attesa di un documento.
Nel testo vengono messe a nudo le barriere reali che escludono le persone: il lavoro precario e lo sfruttamento, i progetti di accoglienza troppo brevi che lasciano le persone in strada, e il razzismo esplicito del mercato immobiliare (“La verità è che se sei nero, non ti danno casa”). Ma il documento non si ferma alla denuncia e lancia proposte politiche precise, come la tassazione per chi lascia le case vuote o la creazione di gruppi misti di cittadini italiani e stranieri per trovare soluzioni abitative dal basso. Accanto al dolore, emerge la forza delle relazioni: le scuole di lingua, lo spazio donne, i volontari e quei legami umani che “rendono possibile integrarsi” e trasformano la paura in desiderio di investire a propria volta nel futuro della comunità.
Il valore del percorso: una linea programmatica collettiva
Questa manifestazione ha tracciato una strada ben chiara: la collaborazione paritaria tra italiani e persone migranti è decisiva per il futuro del territorio e per una reale inclusione. Costruire spazi comuni – fisici, politici, culturali, musicali – è la condizione fondamentale se vogliamo davvero impegnarci nella costruzione di una città diversa, aperta e realmente inclusiva. Sabato si è dimostrato che questa città diversa è già possibile. Ora si tratta di continuare a scriverla, ogni giorno, insieme.
L’articolo completo e la galleria delle immagini, sul sito di CIAC