Casa della Pace ed EOS

In una lettera aperta agli organi di informazione e alla cittadinanza, l’organizzazione propone il suo punto di vista sulla Fiera delle armi a Parma.

Ecco il testo della lettera di denuncia scritta da Casa della Pace ETS.

La fiera Eos si è conclusa a Parma il 30 marzo scorso. Si era saputo della relativa programmazione a Parma per il 2026 quando già Ente Fiere di Parma aveva firmato il contratto con Eos in questo senso. Fiera notissima, che non ci piaceva. Temendo che forse non si sarebbe riusciti a evitare l’edizione 2026 nella nostra città avevamo ritenuto indispensabile, e consigliato, che il Comune di Parma facesse valere la sua qualità di socio pur di minoranza dell’Ente e stabilisse una collaborazione con tre associazioni nazionali (Opal, Rete Italiana Pace e Disarmo e Movimento Nonviolento) affinché si sviluppasse un’azione di regolamentazione e protezione (dei minori in particolare). Affinché si seguisse l’esempio di Verona, sede dell’ultima edizione.

Abbiamo seguito le notizie sulla stampa locale, abbiamo assistito all’incontro pubblico in proposito con due assessori del Comune di Parma, particolarmente abbiamo ricevuto un numero altissimo di segnalazioni e prese di posizione provenienti dal vasto mondo dell’associazionismo e dai cittadini. Siamo in grado di tracciare una sintesi, che qui desideriamo esporvi.

Ente Fiere aveva presentato come un proprio successo perseguito ed ottenuto l’arrivo a Parma, anziché in altre città, della fiera Eos, fiera delle armi “per la caccia e il tiro sportivo” e come opportunità di grande rilievo economico il far convergere qui produttori, operatori e appassionati, in una parola il business del settore. Anche a Parma la fiera ha esposto moltissime armi, la parte più “attrattiva”. Nelle altre città in cui prima era stata realizzata (Brescia, Vicenza e Verona) questa fiera aveva avuto vita breve, sempre contestatissima, da ultimo cacciata da Verona, per cui non definiremmo un successo l’averla fatta approdare a Parma.

Nella considerazione di questa fiera nemmeno si può prescindere dal problema più grande e generale che stiamo vivendo: una terza guerra mondiale, diffusa, “a pezzi”, folle, illegale, genocidaria, in cui i nostri figli potrebbero essere chiamati a combattere. E una violenza, anche minorile, che usa armi nelle relazioni quotidiane. I produttori di armi hanno fatturati eccellenti e proprio le loro lobby sono determinanti: vanno fermati, non proposti.

Ci viene ripetuto che Eos non ha esposto armi da guerra, solo da caccia, e che si impegnava a non promuovere l’argomento della difesa personale. Ma fino a che punto poi questi ambiti sono ben separabili? Consideriamo che:

  • tra i marchi presenti ad Eos vi erano anche produttori di armi da guerra (benché lì non le esponessero) o di armi leggere esportate ed usate in contesti di gravissime ed illegali violenze agite anche da parte di Stati. Questi marchi dovrebbero essere boicottati anziché esposti;
  • la violenza privata è spesso perpetrata con armi legalmente detenute, magari detenute per uso sportivo;
  • pare risultare che anche dall’aeroporto di Parma partissero i “cecchini di Sarajevo” che andavano a sparare a civili inermi. Chi erano? Criminali, certamente. La stampa li presenta come soggetti “molto facoltosi appassionati di armi e di caccia”;
  • sapevamo che il tema delle armi per la difesa personale era stata escluso dalla fiera, tuttavia fino al giorno 21 marzo scorso, quando ne chiedemmo ragione, sul sito di Eos compariva la dicitura “Qui tutti gli amanti della caccia, del tiro sportivo, della difesa personale potranno trovare i brand di riferimento, parlare con i produttori”. Franca esplicitazione di un fine o refuso per labilità di confine?

Quanto all’argomento della caccia. A noi non piacciono rapporti impostati sulla violenza: verso altri esseri umani ed anche verso gli animali. Sappiamo certamente che la caccia non è vietata, constatiamo che la pratica della caccia in Italia è (fortunatamente) da anni in declino e che comunque i cacciatori già ora possono rifornirsi presso le armerie dovunque presenti, perciò ci chiediamo quale senso abbia dedicare una fiera alla caccia. Per rilanciarla? sarebbe questo il fine? Ci sembra irreale l’evocazione di una ruralità retorica in cui sarebbero i cacciatori le sentinelle dell’ambiente e l’indicazione della caccia come modalità consigliata di vivere l’ambiente. Ci appaiono più convincenti le ragioni espresse dalle associazioni ambientaliste: cercare di attribuire alla caccia un preteso quanto indimostrato ruolo sociale nella salvaguardia della biodiversità significa normalizzare l’uso delle armi, favorirne l’acquisizione da parte dei cittadini (Convegno “Una fiera da cacciare”, Parma, 25/03/2026: https://www.legambienteparma.it/la-caccia-non-e-luso-buono-delle-armi-fiera-eos/).

Le si prova per acquistarle. L’abbondanza di linee di tiro disponibile alla Fiera di Parma evidenzia la finalità commerciale. Osservatorio Opal e Movimento Nonviolento hanno riferito l’esito della mediazione condotta con il Comune di Parma verso Ente Fiere nell’articolo “Parma, prova di tiro senza licenza” (https://ilmanifesto.it/parma-prova-di-tiro-senza-licenza): progresso nella definizione del Codice Etico ma anche il manifestarsi di due gravi criticità, dovute alla intransigenza di Ente Fiere:

  • lasciare accedere alle linee di tiro apprestate presso Ente Fiere di Parma qualsiasi adulto anche se privo di porto d’armi e di abilitazioni mediche, permettergli di impugnare armi da fuoco cariche e di sparare è cosa che non si verifica in nessun altro contesto di carattere pubblico e significa incentivare all’uso delle armi;
  • la possibilità di accesso ai minorenni.

Inaccettabile e senza possibili giustificazioni che i minorenni, pur accompagnati dai genitori, abbiano potuto entrare ad Eos. Con ingresso gratuito fino a 12 anni. Sconvolgente vedere foto e video di ragazzini all’interno della fiera che impugnano armi. A manifestazioni di questo genere l’ingresso ai minori deve essere vietato.

Nel lungo week end in cui a Parma si svolgeva Eos si sono tenute nella città molte manifestazioni, molto partecipate e nonviolente, contro questa fiera di armi.

Casa della pace ha organizzato per il 28 e il 29 marzo, in piazza Garibaldi a Parma, un presidio esteso alle associazioni del territorio e totalmente alternativo ad Eos.

Alta la partecipazione, tanti gli interventi e le attività che pubblicheremo sul sito di Casa della pace. Tra gli interventi segnaliamo quello di una insegnante di scuola superiore, da cui stralciamo: “Ci è giunta notizia che alcune classi siano state accompagnate in gita ad Eos. Pare non del Comune di Parma, ma è comunque aberrante pensare che qualche scuola abbia potuto giudicare “educativa” un’uscita didattica simile. E fa specie che ci si sbalordisca tanto per il gesto (gravissimo e ben più complesso da comprendere) del tredicenne italiano che ha ferito la sua insegnante con un coltello, e invece si trovi normale che si svolga una fiera come quella, in cui i minori di 12 anni entrano gratis”. 

Anpi ha sottolineato la gravità che ad ogni livello si produce nel normalizzare l’uso delle armi. Anche da Anpi riportiamo uno stralcio: “C’è poi una questione che viene spesso sollevata: anche i partigiani hanno usato le armi. È vero. Ma va capito bene il contesto. I partigiani e le partigiane della Resistenza italiana vivevano in una situazione estrema: senza libertà, sotto una dittatura, in un Paese occupato. Le armi non erano una scelta di valore, ma una necessità. Non c’era una cultura delle armi da promuovere, c’era una libertà da riconquistare. Non c’era un mercato da sostenere, c’era un’oppressione da fermare. Quella esperienza non può essere paragonata a oggi.

È stata un momento difficile che ha portato a una scelta diversa: costruire una democrazia basata sul diritto, sulle istituzioni e sulla riduzione della violenza. Da lì nasce una Costituzione che affida la sicurezza allo Stato e che mette al centro la pace. Oggi, anche in Italia, il tema della sicurezza è molto presente. Le persone chiedono protezione e stabilità. Ed è una richiesta giusta. Ma è importante capire come si costruisce davvero la sicurezza. Una società è più sicura quando le istituzioni funzionano, quando i servizi sono accessibili, quando le disuguaglianze diminuiscono, quando i problemi vengono affrontati prima che diventino conflitti”.

Portare a Parma Eos è stata una scelta sbagliata, fin dall’inizio. Apprendiamo che Ente Fiere ne aveva dato la notizia agli Enti pubblici soci solo dopo aver firmato il contratto con Eos. Gli Enti pubblici soci, pur in minoranza, sono il Comune di Parma, La Provincia di Parma e la Regione Emilia Romagna. Stupisce – ma pare che così sia accaduto, salvo contraddizione – che il presidente di Ente Fiere, che il Comune ha nominato, e il rappresentante del Comune nel Consiglio d’amministrazione, non avessero usato la sensibilità di confrontarsi anticipatamente con il Comune.

Non era più possibile evitare questa edizione? Ci opponiamo all’idea che a Parma possa essercene un’altra. Lo precisiamo visto che Fiere di Parma ha già annunciato la prossima edizione, in Parma, nei giorni dal 20 al 22 marzo 2027. Noi riteniamo che la fiera delle armi strida molto in un Comune, in una Provincia e in una Regione che propongono scelte per la pace, scelte che spesso abbiamo condiviso. Nel nostro comunicato di indizione della manifestazione “Parma è fiera del disarmo e della nonviolenza” definivamo questa fiera come un corpo estraneo a Parma. Ora aggiungiamo da estirpare, senza affibbiarla ad altre città. Né qui né altrove.

Cordiali saluti, Casa della pace ETS

Pubblicato: 15 Aprile 2026