Campo Intercultura

Il racconto dei protagonisti che alla Casa Laboratorio dell’Asinara hanno vissuto insieme i giorni del campo, “un'esperienza semplice e forse per questo profondissima”.

Il Campo Intercultura che si è svolto dal 22 al 27 luglio alla Casa Laboratorio dell’Asinara, a cura di CIAC / Kwa Dunìa, è stata un’esperienza molto intensa. Ce lo raccontano i protagonisti.

Che cosa rende un luogo casa?

Forse non sono le mura, né gli oggetti che contiene, ma le relazioni che vi prendono forma, le parole che vi trovano spazio, il sentirsi riconosciuti nello sguardo dell’altra/o.

Il filo attorno cui si è svolto il Campo di Volontariato Interculturale presso la Casa Laboratorio dell’Asinara nasce da questa (e mille altre) domande. Per una settimana, giovani italiani e italiane e giovani con background migratorio hanno condiviso il tempo, il lavoro, la cucina, le storie e la vita quotidiana. Vite completamente diverse si sono incontrate per prendersi cura di uno spazio comune e, nel farlo, hanno esplorato il significato dell’abitare: un luogo, una lingua, una comunità, un estraneo.

Uno dei partecipanti scrive nel suo diario: La notte scorsa abbiamo trascorso ore in un dialogo profondo sul femminismo e sui bias inconsci che gli uomini faticano a riconoscere. A questa serietà sono seguiti momenti scherzosi, culmine di un’intimità inaspettata: un ragazzo ha condiviso il fatto che, da quando è arrivato in Italia, non gli era mai capitato di potersi aprire in modo così sincero e sicuro riguardo al proprio vissuto e ai propri sentimenti. Si è consolidato un generale sentimento di fratellanza e di condivisione, un legame estremamente intimo creatosi in pochissimo tempo.

Attraverso attività manuali, momenti di confronto, giochi linguistici e pratiche creative, la lingua italiana non è, quindi, soltanto strumento da imparare, ma un territorio da attraversare insieme, un ponte che permette di avvicinarsi, conoscersi e sentirsi parte.

Il campo è in fondo un’esperienza semplice e forse per questo profondissima: un tempo sospeso in cui le differenze non sono cancellate, ma accolte come possibilità di scambio. Un piccolo esercizio di comunità, dove ciascuno porta qualcosa di sé e torna a casa con qualcosa degli altri. Dove si esercita la convivenza, fatta di ascolto e cooperazione.

Uno dei momenti più alti di cooperazione, scrive un partecipante, si è verificato nelle prove dell’evento di restituzione dell’ultima sera: partendo da un ritmo base, si è sviluppata organicamente una stratificazione ritmica in cui abbiamo trasceso la nostra individualità, connettendoci e modulando il tempo in reazione al minimo cambiamento impresso da uno solo di noi.

Pubblicato: 08 Luglio 2026